Una tempesta isola una piccola comunità artica. O forse è una quarantena? Qualcuno parla di un virus zombie fuoriuscito dal permafrost, qualcun altro di qualcosa che non ha nome. Le linee cadono, le voci si sovrappongono e, tra inganni deliberati, leggende e rumore di fondo, nessuno riesce più a dire cosa sia reale e cosa sia spazzatura.
Un thriller horror con venature di dark comedy, costruito sulla logica della Finestra di Overton: ciò che all'inizio sembra impensabile, capitolo dopo capitolo, diventa normale.
Quattro abitanti della cittadina iniziano a notare crepe minuscole nella realtà — orologi impazziti, animali che non dovrebbero esistere a quelle latitudini, un muro bianco all'orizzonte che nessuno ricorda di aver mai visto prima. In parallelo, a migliaia di chilometri di distanza, qualcuno inizia a riconoscere, nei notiziari e nei rapporti ufficiali, le tracce inconfondibili del proprio lavoro — e a chiedersi cosa abbia davvero contribuito a scatenare.
Nessun porto. Nessun traghetto. Solo una strada che dovrebbe portare a Longyearbyen — e non ci arriva mai.
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