La Gang delle Codenere
Libro Primo · Il Soi Storto – La Luna Rubata
A Bangkok, ci sono cose che gli esseri umani hanno dimenticato. I gatti, invece, ricordano.
La storia
Tutto comincia con qualcosa che non torna. La mamma umana di 2Dots, Hiss, TomTom e Jiw non è più quella di prima: li guarda senza vederli davvero, come se una parte di lei fosse rimasta altrove. I quattro gattini non sanno cosa stia succedendo, ma sanno di non poter restare ad aspettare. Così, per la prima volta, oltrepassano il confine del giardino e si avventurano nella notte.
Fuori li aspetta il Soi Storto, un vicolo della periferia di Bangkok dove ogni creatura ha una storia da raccontare, una reputazione da difendere e, spesso, una versione dei fatti piuttosto discutibile. Qui si incontrano cavalieri autoproclamati, scarafaggi che commerciano segreti, gatti randagi e presenze appartenenti a un mondo molto più antico della città. Tra alleanze improbabili, leggende gonfiate a dovere e pericoli inattesi, la Gang scoprirà che una piccola stranezza può nascondere qualcosa di molto più grande.
Un'antica minaccia si sta risvegliando e qualcosa comincia a incrinare l'ordine stesso della realtà. La posta in gioco non riguarda più soltanto quattro gattini o un vicolo dimenticato, ma tutto ciò che vive, ricorda e crede di conoscere il mondo.
Tra umorismo, avventure feline e folklore thailandese, La Gang delle Codenere è un'urban fantasy in cui le leggende nascono nei vicoli, gli eroi non sono sempre quelli che raccontano di essere e perfino la creatura più piccola può cambiare il corso della storia.
Perché nessuno attraversa il Soi Storto senza lasciarvi qualcosa di sé.
I Codenere
Dentro il mondo della Gang
Il modo migliore per entrare nel Soi Storto: i racconti gratuiti. Red & Fogna · Sap e il frammento di Drago
Estratto gratuito
Non sono il tipo che si preoccupa
Non sono il tipo che si preoccupa.
Almeno, è quello che dico agli altri.
Quella mattina eravamo tutti e quattro in cucina dalle sette e mezza, seduti davanti alle ciotole vuote con quella dignità tesa che si mantiene finché si può. Alle otto avevo fatto il giro della cucina due volte. Alle otto e mezza Jiw aveva cominciato a fare quel verso, quel iiiiii sottile che di solito funzionava sempre, perché la mamma umana non resisteva.
Alle nove Hiss si era messo a saltare sul piano della cucina, poi sul frigorifero, poi di nuovo sul piano, sbattendo le zampe con quella sua delicatezza tipica.
Io, intanto, mi pulivo con cura la coda. Mi sentivo come un mago del depistaggio, un attore nato, come sempre il migliore dei quattro.
Il mio amore per la mamma mi costringeva a tenere lo sguardo, sempre più terrorizzato, fisso in cima alle scale, verso l'ingresso della tana dei miei umani.
Sentivo battere il cuore sempre più forte mentre lo stress si impadroniva dei miei nervi, dei miei muscoli, dei miei pensieri.
Niente.
Silenzio dal piano di sopra.
Alle nove e mezza TomTom aveva abbandonato ogni pretesa di dignità e aveva unito la voce a Jiw. Io avevo resistito fino alle dieci meno un quarto. Poi avevo mollato anche io.
Quattro gatti che chiamano a squarciagola sotto le scale.
Fu allora che la mamma umana, dopo qualche infinito minuto, scese: occhi gonfi, passo lento, quello sguardo che non riuscivo a decifrare.
Non era tristezza esattamente.
Era qualcosa di diverso, come se durante la notte fosse andata da qualche parte e ne fosse tornata cambiata.
Riempì le ciotole senza guardarci. Senza la canzone thai sottovoce. Senza abbassarsi a dare il buongiorno uno per uno, come faceva sempre.
Jiw la seguì per mezza cucina con la coda dritta e gli occhi spalancati.
La mamma umana non la vide.
Come non vide me.
Mangiammo in silenzio.
Il mio cibo non era saporito come mi aspettavo.
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